Serie A, la rivoluzione silenziosa (Italian)

Category: Team Analysis

Che cosa è successo per la Serie A per diventare campioni di Euro 2021 dopo aver fallito la qualificazione per la Coppa del Mondo 2018? Guardiamo l'evoluzione del calcio italiano negli ultimi cinque anni.

Published:30/09/2021

L’Italia, una delle culle della civiltà del calcio, quasi allo stesso livello dei legittimi fondatori – gli inglesi – e dei trascendentali brasiliani, può essere considerata, con pieno diritto, una nazione importante in questo sport. Importante non solo per i suoi quattro campionati del mondo vinti e per la sua cultura intorno al gioco del calcio, ma anche per le idee sostenute da Vittorio Pozzo prima e da Nereo Rocco o Helenio Herrera poi, senza dimenticare i racconti di Gianni Brera, un maestro del giornalismo italiano che ha reso popolare la posizione del libero, ruolo che portò Gaetano Scirea e Franco Baresi nell’olimpo del calcio.

Prima e dopo la “rivoluzione sacchiana” – tra gli anni ’80 e ’90 – l’Italia dominava in Europa attraverso il suo Calcio nell’epoca più potente dei club europei. A partire dal XXI secolo, con Brasile, Olanda e Italia, che avevano stabilito le rispettive scuole di pensiero, sono state Spagna e Germania a cambiare le regole del gioco tra il 2006 e il 2014, in coincidenza con anni molto difficili per il calcio italiano, lontano dai soldi della Premier League e dalla freschezza mostrata da Tedeschi e Spagnoli nel loro modo di trattare la palla. L’Italia stava rimanendo indietro sia a livello di club che di nazionale.

Ma sorprendentemente o no, gli azzurri non hanno accorciato il gap attraverso una nuova forma di catenaccio fedele alla loro storia, ma piuttosto facendosi guidare dalle idee che venivano messe sul tavolo in altri campionati. Privo di denaro, di vittorie in Europa e ancora molto indietro sotto certi aspetti dentro e fuori dal campo, il calcio italiano osservava tranquillamente le dispute tattiche che si susseguivano, tra pressing alto e possesso palla, e le assorbiva gradualmente per non rimanere definitivamente indietro. Grazie a tutti i dati registrati sulle piattaforme Driblab, possiamo vedere come l’Italia abbia assimilato alcuni aspetti chiave del calcio di oggi per diventare campioni di Euro 2020 con Jorginho, Verratti, Locatelli, Barella.

Come possiamo vedere nel grafico qui sopra, uno degli aspetti in cui la Serie A ha cambiato completamente il suo modo di intendere il gioco è il modo in cui le squadre affrontano l’avversario nella metà campo rivale e non nella propria metà campo, dove si sentono ancora a loro agio, ma che hanno abbandonato in favore di una maggiore presenza vicino all’area avversaria. Il numero di recuperi nella metà campo avversaria è cresciuto costantemente nelle ultime quattro stagioni, dal 2016 al 2020. Con la Premier League, la Bundesliga e la Liga in testa per numero di recuperi nella metà campo avversaria, la Serie A si è avvicinata ogni anno di più al nuovo modo di giocare del calcio tedesco e all’alto ritmo della Premier League – Liverpool, Bayern Monaco e Chelsea, gli ultimi tre campioni europei, guidati da allenatori tedeschi.

In questo senso, la cultura del possesso palla ha definitivamente preso piede nel calcio italiano. Attraverso un cambio generazionale dei suoi allenatori, l’Italia si è evoluta. Da Lippi, Capello, Mazzarri, Prandelli, Ancelotti e Mancini – questi ultimi due più offensivi, nonostante una formazione precedente alle idee di oggi – fino agli arrivi di Antonio Conte, punto di riferimento e portabandiera del sistema difensivo a tre e della sua applicazione in Serie A – più del 50% delle squadre italiane attualmente lo utilizzano, e quelli di Maurizio Sarri, Roberto De Zerbi, Gian Piero Gasperini o l’evoluzione dello stesso Roberto Mancini o Luciano Spalletti, l’Italia ha adattato il suo gioco alle tre varianti più importanti del calcio di oggi: uscite palla ben costruite, ritmo e pressing alto per recuperare quanto prima possibile il pallone e dominare, così, l’avversario attraverso passaggio corti.

Roberto Mancini ha preso le redini della nazionale italiana dopo la mancata qualificazione di Gian Piero Ventura alla Coppa del Mondo 2018, in uno dei momenti più bui della storia del calcio nostrano. L’allenatore italiano è riuscito nell’impresa non solo di rifondare l’idea del collettivo, ma anche del talento raccogliendo e mettendo insieme tutto il buono che fermentava in Serie A. Come abbiamo analizzato un paio di mesi fa, l’Italia nella sua vittoria a Euro 2020 è stata una delle squadre che ha passato la palla al ritmo più alto e ha vinto il maggior numero di palloni nella metà campo avversaria, completando così con successo la sua (r)evoluzione silenziosa degli ultimi anni.

Siamo Driblab, una società di consulenza specializzata in analitica calcistica e big data; il nostro lavoro si concentra sulla consulenza e sulla minimizzazione del rischio nel processo decisionale del calcio professionistico nelle aree relative al rilevamento dei talenti e alle valutazioni dei calciatori. Il nostro database ha più di 180.000 giocatori da più di 180 competizioni, con informazioni da tutto il mondo. Qui puoi saperne di più su come lavoriamo e cosa offriamo.

Autor: Alejandro Arroyo
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